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Saggistica/non-fiction:
- Quando le persone diventano cose. Corpo e genere come uniche dimensioni di umanità (2014), Maria Giuseppina Pacilli: sull'oggettivazione sessuale del corpo femminile, come si manifesta e quali conseguenze sociali e psicologiche ha sulle donne. Un saggio accademico, piuttosto tecnico, estremamente esaustivo.
- A mother's reckoning: Living in the Aftermath of a Tragedy (2016), Sue Klebold. Il memoir della madre di uno dei responsabili della strage del Columbine High School nel 1999 è un libro toccante: la prima parte è dedicata al racconto di ciò che ha vissuto la famiglia Dylan dal momento in cui hanno saputo della strage, il giorno stesso, e a quello che è successo dopo la scoperta che il figlio aveva partecipato attivamente alla violenza. Nella parte successiva Klebold cerca di fare coerenza tra i fattori di rischio a cui era esposto il figlio, ignorati dalla loro famiglia e, in modo ancora più grave, dalle autorità. Infine, l'ultima parte si concentra sul sensibilizzare riguardo l'importanza di curarsi della salute psicologica degli adolescenti .
- Illness as a metaphor and AIDS and its metaphors (1978), Susan Sontag. Un saggio brillante di una delle maggiori giornaliste e scrittrici americane su come il linguaggio rifletta e modelli i nostri atteggiamenti nei confronti della malattia. L'autrice esamina storicamente la rappresentazione nella letteratura scientifica e letteraria di tubercolosi, cancro e AIDS, in uno sforzo personale e trasformativo di riflessione sullo stigma della malattia.
Narrativa:
- Il mio anno di riposo e oblio (2018), Ottessa Moshfegh. Edito da Feltrinelli, tradotto da Gioia Guerzoni, è un romanzo grottesco che mi ha sorpresa per l'originalità dello sguardo sulla società americana dell'inizio del nuovo millennio.
- La vita agra (1962), Luciano Bianciardi. Anche questo è un romanzo autobiografico, ma stavolta ha le radici nella Milano del boom economico. Bianciardi è acutissimo nel descrivere il lavoro culturale e la crisi della lotta di classe nella metropoli capitalista.
- Nadja (1928), André Breton. Fortemente autobiografico, mi ha incantata grazie al dipinto esotizzante che fa di Parigi, un panorama urbano misterioso e cangiante. L'amour fou è al centro della storia, e i deliri della bella Nadja scoprono immagini nuove per il narratore del romanzo. Non potevo aspettarmi di meglio da parte di uno dei capifila del surrealismo letterario.
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Saggistica:
- Smetti di leggere notizie (2020), Rolf Dobelli. Il più paternalista dei boomer spiega come dovremmo informarci. Ne parlo più approfonditamente qui.
- Future Sex (2017), Emily Witt. Argomenti entusiasmanti (il ruolo della tecnologia nelle pratiche sessuali attuali, la pornografia femminista, ecc.), esecuzione traballante. Potrebbe facilmente passare per una raccolta di reportage scritti per Vice. Rilevante se si vive nella Silicon Valley, meno se ci si trova in una provincia umbra.
- White (2018), Bret Easton Ellis. Lo Scrittore della gen X si lamenta della "eccessiva sensibilità" dei millenial (ce l'ha soprattutto con il sentimento anti-Trump e con l'"identity politcs"), rivelando un'eccessiva sensibilità. Nei momenti in cui tratta di cinema (American Gigolo e Moonlight, ad esempio) e della sua carriera letteraria si salva, per fortuna.
- I Love Dick (1997), Chris Kraus. Sulla carta, sembra scritto per me: il femminismo degli anni '90 mi interessa, la filosofia postmoderna è ancora attuale, il mondo accademico mi affascina. I Love Dick però mi ha messa a disagio nella trama, e confusa nella struttura.
- Purity (2015), Jonathan Franzen. Gli scrittori americani post-postmoderni mi hanno stancata. Ecco, l'ho detto. Scrivono da Dio, ma scrivono sempre la stessa cosa. La protagonista, Purity, è bidimensionale, definita solo dagli uomini con cui entra in contatto. Il tema freudiano del complesso di Edipo è stato declinato in tutti i modi, e questo romanzo non aggiunge nulla alla conversazione.
- L'età dell'innocenza (1920), Edith Wharton. Un classico della letteratura americana, scritto da una delle più grandi scrittrici americane che però mi ha lasciata insoddisfatta a fine lettura: la questione femminile è trattata in modo rivoluzionario per l'epoca e per il pubblico a cui era rivolto, ma oggi non aggiunge nulla. Non è colpa sua, per carità, ma io mi aspettavo di più.
Un po' di dati
[Santo subito il canale YouTube di Portal in the Pages che ogni anno rende disponibili i suoi documenti excel con i fogli statistici già compilati. Per il download del Reading Spreadsheet 2021, clicca qui]
L'anno passato ho letto 47 libri, con un picco assoluto ad aprile. Inaspettatamente, la maggior parte (18) sono saggi, seguiti da libri di narrativa contemporanea (pubblicati tra il 2000 e il 2020, 13 editi tra il 2016 e il 2019). Ho letto soprattutto libri brevi, tra le 100 e le 199 pagine. Il libro più lungo, con 645 pagine, è stato Purity di Jonathan Franzen. Ho letto soprattutto in lingua originale (in italiano, inglese e francese: 57%).
Per quanto riguarda gli autori e le autrici, i primi rappresentano il 62% delle mie letture, le seconde, quindi, il 38%. La nazionalità più consistente è quella francese (30%), seguita da quella italiana (23%). Con una certa tristezza, noto che ho letto una maggioranza schiacciante di scrittori bianchi (il 94% del totale).
Buoni propositi per il 2021
- Qualità > quantità. Voglio dedicare il mio 2021 a letture di sostanza: dopo anni, non mi imporrò nessun obiettivo dal punto di vista del numero di libri letti. Ho intenzione di leggere anche libri più lunghi, prendendomi tutto il tempo necessario. Ho già iniziato: dal 1 gennaio leggo 10-20 pagine al giorno di Le rouge et le noir di Stendhal, in lingua originale, con il Petit Robert accanto.
- Maggiore diversità. Mi piacerebbe leggere più testi femministi (King Kong Théorie di Virginie Despentes è in testa tra i libri che vorrei leggere al momento, seguito da Xenofemminismo di Helen Hester) e inoltrarmi nella letteratura asiatica (ho sul comodino Il Padiglione d'oro di Yukio Mishima e Beijing Story di Tongzhi).
- Lettura attiva e consapevole. L'idea alla base di questo punto è che, per ogni libro che finisco, io legga o ascolti almeno un pezzo dedicato al libro o all'autore, per contestualizzare l'opera e mettere in discussione le mie opinioni.

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