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Resoconti letterari. Di prime notti di nozze, pariolini degli anni '00 e news

La quarantena è finita, ma continuo a leggere. Qui le mie impressioni sulle mie ultime letture: On Chesil Beach (Ian McEwan, Vintage, pp. 166, 2007), Il caso Vittorio (Francesco Pacifico, minimum fax, pp. 349, 2003) e Smetti di leggere notizie (Rolf Dobelli, Il Saggiatore, trad. di Silvia Albesano, pp. 188, 2020).

On Chesil Beach

È il 1962, in Inghilterra, sulla costa del Dorset. Tempi in cui "[...] a conversation about sexual difficulties was plainly impossible" (p.3). I protagonisti, Florence Ponting ed Edward Mayhew, non hanno ancora 25 anni e si sono appena sposati. Chiusi nella suite di un albergo che affaccia sulla spiaggia, i due attendono trepidanti il primo momento di solitudine, il momento che legittimerà il passaggio alla vita adulta. Lui teme una performance scadente, lei invece prova paura e disgusto alla sola idea dell'atto sessuale.

Le premesse per un'ottima lettura ci sono e McEwan alterna magistralmente il punto di vista dei due personaggi, mostrando con cinica ironia come, non conoscendosi davvero, possano facilmente travisare i messaggi non verbali dell'altro perché coincidano con i loro desideri. Così, Edward si compiace dei brividi di Florence, interpretandoli come una manifestazione dell'anticipazione e del desiderio della sua sposa, mentre lei sta combattendo contro la repulsione della lingua di lui.

Rispetto ad altre sue opere "secondarie" (Giardino di cemento e Lettera a Berlino, per la precisione), On Chesil Beach lascia insoddisfatti: manca il perturbante, non ci sono momenti stranianti a squarciare il velo della quotidianità. Resta solo un (sor)riso amaro.

Il caso Vittorio

Conoscevo Francesco Pacifico data la sua collaborazione con il blog culturale minimaetmoralia.it e, quando ho recuperato il suo romanzo d'esordio, avevo delle aspettative piuttosto alte.

I protagonisti sono tre giovani romani di buona famiglia, coinvolti in un contorto ménage à trois: Marta e Claudia, migliori amiche, stringono amicizia con il loro compagno di classe Vittorio quando lo incontrano casualmente alla manifestazione contro Berlusconi del 1994 a Roma. Le due, affascinate dal ragazzo "con la testa d'alieno" e un po' secchione, lo introducono ai Pearl Jam, all'erba e, soprattutto, a Marx. Il romanzo racconta la loro relazione sconnessa e differita, in un susseguirsi di appunti di diario, passi del vangelo, narrazione in terza persona, scambi di e-mail.

Di apprezzabile, c'è l'evidente ambizione letteraria: la struttura sperimentale, la rappresentazione delle famiglie appartenenti alla borghesia medio-alta della capitale, la sottile allegoria neoliberista che è il rapporto tra i tre, dimostrano l'intento di "adattare" il romanzo americano a cavallo tra fine anni '90 e inizio anni 2000 al contesto italiano. Il saggio breve di Vittorio sulla sua filosofia sentimentale, che lui paragona a l caso Enron (che ha messo in atto una strategia aziendale criminosa e fallimentare) è un device intrigante, il momento più alto del romanzo, in cui l'approccio liquido, capitalista, alle relazioni si fa evidente - il sentimento come capitale da investire su "progetti" diversi, in un gioco di profitto e perdite.

I personaggi sono insopportabili (una banda di ragazzini privilegiati e pretenziosi e di adulti immaturi), a tratti, la scrittura si fa un esercizio di stile virtuosistico gratuito (a quanto pare Lagioia ha costretto Pacifico a riscrivere il romanzo da capo, ecco, secondo me non è stato abbastanza).

In sostanza, una lettura (raramente) divertente che non farò mai più.

Smetti di leggere notizie

Ecco un volume di tutt'altra levatura, edito da Il Saggiatore, che mi ha attirata in un momento di vulnerabilità con il suo titolo strillato. Durante il picco della crisi sanitaria dovuta al Covid-19, consultavo ossessivamente la sezione delle ultime notizie dei maggiori giornali italiani e francese, scrollavo ogni ora il feed di Twitter, scambiavo link angoscianti con le mie amiche su whatsapp come a fomentare il terrore l'una dell'altra. Insomma, ero particolarmente recettiva al messaggio del libro.

Ora, a lettura ultimata, la mia delusione è stata enorme. Questo è un libro di auto-aiuto allo stesso tempo superficiale e pretenzioso: nell'introduzione, Dobelli ci tiene a sottolineare che non si tratta di self-help, ma questo non lo trattiene dal disseminarlo di frasi come "Ecco cosa dovete fare immediatamente: bandire le notizie dalla vostra vita" (p. 16) o di pillole di fine capitolo in cui ne riassume il messaggio.

A una parte introduttiva in cui l'autore racconta la sua esperienza con le news ed espone le strategie che ha adottato per disintossicarsene con successo, segue una carrellata di capitoli in cui alterna nozioni di sociopsicologia di per sé interessanti a consigli poco convincenti, commenti obiettivamente antipatici del tutto superflui e conclusioni forzate.

Il lettore ideale chi è? Beh, a giudicare dai consigli che dà l'autore, deve essere:
  1. maschio
  2. affermato
Riguardo il punto 1, il capitolo 21, "Le notizie ci sminuiscono" offre un fulgido esempio del sessismo strisciante nel pamphlet. Leggiamo infatti che non dovremmo leggere le notizie in quanto ci spingono a paragonarci con uomini [sic] di successo, e gli uomini medi, biologicamente determinati a essere competitivi per conquistarsi una femmina (sto parafrasando, eh) - anche le donne soffrono di questo disturbo, purtroppo, avendo "ricevuto la metà dei loro geni dal padre" (p. 68 dell'edizione digitale). Come se questo non bastasse, "si costruiscono una propria piramide, basata su caratteristiche ben note come la bellezza, la giovinezza e così via" (Ibid., grassetto mio).

Il fatto che si rivolga nello specifico a uomini affermati (da leggersi "ricchi"), si evince dal fatto che, come alternativa alla lettura di articoli, propone di invitare a pranzo i propri amici (lui parla di amici scrittori e professori universitari) ai quali chiedere un resoconto delle ultime notizie. Ditemi quanti ventenni (o anche trentenni) hanno degli amici abbastanza informati per poter fare affidamento quasi esclusivamente su di loro per ricevere aggiornamenti rispetto a quello che succede dal mondo. Inoltre, Dobelli si fa promotore della filosofia di vita per cui ognuno dovrebbe essere esperto in un unico campo, dal che fa conseguire che le uniche notizie che valga la pena seguire sono quelle che hanno un impatto diretto sulla propria disciplina o attività [una filosofia che condivide con Carole Baskin, NdA]. L'apice dell'utilitarismo.

Ammetto che alcuni argomenti sono convincenti: molte notizie (soprattutto quelle pubblicizzate tramite social) sono spazzatura che dimentichiamo di aver letto nell'istante stesso in cui passiamo a un altro tab; i siti di informazione sono progettati per farci perdere ore davanti a notizie inutili; a volte è meglio evitare di informarsi quando siamo oggettivamente impotenti rispetto all'evento. Ma sono tutte conclusioni a cui si arriva grazie al buon senso. Non aggiunge nulla a un dibattito che, in potenza, potrebbe essere costruttivo (ad esempio, le condizioni alle quali viene chiesto di lavorare a giornalisti professionisti e che conseguenze hanno sul loro lavoro). 

Un'occasione sprecata e una perdita di tempo per il lettore.

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