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"Conversations with friends" (2017) di Sally Rooney

Frances ha 21 anni, vive a Dublino e studia Letteratura. Partecipa a serate di spoken word poetry, co-recitando le poesie che scrive (da sola) insieme alla sua carismatica amica Bobbi, che conosce dal liceo e con cui ha avuto una relazione. Durante una di queste letture, Melissa, una scrittrice e giornalista di successo, le avvicina, con l'intenzione di scrivere un pezzo sul duo, mostrandosi aperta ed entusiasta soprattutto nei confronti di Bobbi. Le invita a cena, conoscono il marito, Nick, con il quale Frances intraprende una relazione clandestina. Questa, in breve, la trama. 

Se la sinossi non bastasse, ci pensa il titolo a rendere ancora più evidente il fatto che il fulcro del romanzo siano i legami tra i protagonisti: il dialogo costituisce il motore alla storia, innesca i conflitti che fanno procedere il racconto. Le parole degli altri sono continuamente analizzate e discusse dalla protagonista, che è anche la narratrice.

Frances parla di sé in termini negativi: non ha amici, non è bella, non è simpatica, non ha ambizioni né, addirittura, emozioni, dice. Non si piace, anzi, si detesta. Nutre un grande complesso di inferiorità nei confronti delle persone a cui si lega (a detta sua, Bobbi e Nick sono entrambi bellissimi, talentuosi, affascinanti, ecc.): quando si manca di autostima, su chi fare affidamento per capire il proprio valore, se non a esseri speciali? L'apprezzamento da persone superiori rappresenta un marchio di qualità. Chiaramente, si tratta di un senso di sé il cui equilibrio è precarissimo. Infatti, quando qualcosa nega la patina di superiorità di cui riveste i suoi amici-amanti (i pochi voti ricevuti da Bobbi quando si è candidata come rappresentante di classe, Nick che viene chiamato un "attore fallito", un "passivo", ecc.), una sofferenza spropositata la assale. Come se la critica fosse diretta a lei. La situazione è ancora peggiore quando a criticarla sono loro, nel qual caso la sua risposta è l'evitamento, scomparire per proteggere il suo ego. Inevitabilmente, le relazioni di Frances, quindi, si caratterizzano per una asimmetria affettiva, da una dominazione interpersonale.

Il romanzo si apre con le parole "Bobbi and I", a indicare il rapporto quasi simbiotico tra i due personaggi, l'identificazione della protagonista con la sua amica. Frances non afferma che vorrebbe essere come Bobbi, vorrebbe essere Bobbi: bella, proveniente da una famiglia agiata, sfacciata, certa delle sue opinioni. Bobbi capisce meglio di quanto Frances capisca se stessa. Per contro, il rapporto con Nick la frustra: lo conosce da poco, e di lui sa che è attraente, è un attore ed è sposato. Ama già un'altra donna, per cui non sarà mai completamente suo. Per proteggersi nei momenti in cui questa verità le appare con evidenza maggiore, si difende per mezzo di sarcasmo, cinismo, della passivo-aggressività. Usa contro di lui l'adulterio di cui si macchia così da de-responsabilizzarsi. È difficile incolparla: è difficile per una ventenne ripristinare un equilibrio di potere, quando ha una storia con un uomo più grande, con una carriera e dei soldi. Questa difficoltà diventa ancora più chiara quando il lettore viene a sapere che il riferimento maschile con cui è cresciuta è rappresentato da un padre alcolizzato, imprevedibile e violento. Dipende da lui economicamente e il loro rapporto è emotivamente povero. La storia di Frances è la storia di una giovane donna che cerca di continuo di mantenere il controllo, di recuperare il potere.

In termini di dimensione sociale e politica, il libro offre poco. In un articolo di Paolo di Paolo, pubblicato da l'Espresso, Sally Rooney è annoverata tra i nuovi autori della "Marx Generation". In effetti, nel romanzo si fa un gran parlare di ideologia e i personaggi tendono a disporsi su una linea che va da un socialismo un po' generico all'anarchismo. Il lettore non può non notare la contraddizione di queste appartenenze ideologiche: Frances può permettersi di fare uno stage come redattrice con un rimborso spese risibile perché mantenuta dal padre, Bobbi non deve lavorare perché mantenuta dai genitori, Melissa e Nick possono fare lunghe vacanze in Francia date le loro conoscenze e i loro lavori nell'ambito culturali. Insomma, non si tratta della classe operaia (forse si può parlare di manovalanza culturale, ma è un altro discorso). Insomma, si tratta più di un'aderenza a parole, che viene detta al lettore che una pratica.

Ma l'aspetto che più mi ha creato problemi è stato lo stile: Rooney appartiene alla scuola del "dire", piuttosto che del "mostrare". Sappiamo che Frances è una poeta di talento perché viene ripetuto da vari personaggi, non perché ci venga proposta una sua composizione. Quello che sappiamo dei personaggi (il loro grado di attraenza, la loro intelligenza, la loro arguzia ci è continuamente detta. In quest'ultimo punto risiede il problema principale del libro, secondo me: il wit, l'ironia brillante che costituirebbe il fascino di Frances secondo le voci degli altri personaggi (secondari e principali) e, talvolta, con una totale mancanza di consapevolezza di sé, secondo Frances stessa, non trova corrispondenza nel testo. È lo stesso problema che ho avuto con La straniera di Chiara Durastanti. Forse è volontario (d'altronde, la protagonista ha poco più di vent'anni, un'età caratterizzata da poca self-awareness e dall'ossessione di essere migliori), ma a me ha reso molto pesante la lettura. Considerando poi frasi come
I exited the bookshop, gripping the phone tightly to my face, so that the screen felt hot and a little oily. Outside it was cold. I was wearing a fake-fur hat.

Il "cappello di finta pelliccia" non ha nessun importanza in questo passaggio, né in quello precedente o in quello successivo. Non è l'unico particolare inserito per il gusto di farlo. E io credo in quello che sosteneva Cechov: se nel primo atto appare una pistola, prima o poi qualcuno la userà. In altre parole, less is more.

In sostanza, non mi è piaciuto leggere Conversations with friends. I problemi di attaccamento mi erano chiari anche prima della lettura (grazie, psicoterapia), così come i problemi di dislivello di potere per una donna europea, bianca e con diversi privilegi (ancora, grazie psicoterapia e femminismo pop), lo stile è ridondante. Chissà, forse, se lo avessi letto da adolescente o da giovane adulta, lo avrei trovato illuminante.

In Italia, è stato pubblicato da Einaudi come Parlarne tra amici (2018), traduzione di Maurizia Balmelli

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