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"In fuga": caso e destino negli otto racconti della Nobel Alice Munro

Sono otto i racconti contenuti in In fuga; racconti ambientati nella provincia canadese, dagli anni ‘20 fino all’inizio del XXI secolo, con protagoniste donne di tutte le età, irrequiete, innamorate, volitive. Figlie, madri, mogli i cui motivi, la cui interiorità sono svelati dalla penna sapiente di Alice Munro. Sono donne che vogliono decidere del proprio futuro, anche se questo significa andare controcorrente rispetto alle aspettative della società. Al centro della raccolta i temi sono diversi: il conflitto tra realizzazione personale e passione; il ruolo del caso nelle scelte decisive; infine, i legami familiari e il loro peso sulle nostre vite. 


La fuga è l’espediente che l’autrice usa per scavare in questa pletora di tematiche, in modo più o meno manifesto. La donna dei racconti di Munro è l’artefice del proprio destino, nel bene e nel male, che sia spinta da ambizione o da tendenze autodistruttive. Ad esempio, Clara, la protagonista del racconto che dà il titolo alla raccolta, decide di fuggire a Vancouver dalla campagna canadese, per chiudere il matrimonio con un uomo scostante e irascibile. Nonostante il sostegno della sua vicina di casa, Clara decide di rinunciare al progetto, e di ignorare la natura violenta del marito. Juliet, che è protagonista di tre racconti che la dipingono in altrettanti momenti diversi della vita, rinuncia alla propria realizzazione professionale per dedicarsi al compagno e alla figlia. In un altro racconto, una donna rinuncia definitivamente all’amore a causa di un crudele e incredibile scherzo del destino.


La sensazione che la lettura dei racconti lascia è che la narrazione, in realtà, è circolare: queste donne fuggono da responsabilità, professioni, uomini, verità difficili, ma inevitabilmente si devono confrontare con chi sono, o chi erano, prima di aver fatto le scelte che hanno cambiato la loro vita. Le protagoniste di In fuga, hanno perso qualcosa, prima o dopo la fuga: la possibilità di amare e di farsi amare, una passione che costituiva parte della loro identità; una figlia o una madre. Così Munro lo spiega per quanto riguarda Juliet:


E Juliet all’improvviso recupera il suo intero vocabolario greco, tutto ciò che sembrava finito in fondo a un armadio da quasi sei mesi. [...] 

   È così che succede. Ritiri ogni cosa per qualche tempo, e di tanto in tanto dai un’occhiata dentro l’armadio in cerca d’altro e allora te ne ricordi e ti dici: fra poco. Poi diventa un oggetto che è là, nell’armadio, e vi si affollano davanti e sopra altre cose, e finisci col non pensarci più. (pp.77-78)


Queste donne lasciano un tesoro da qualche parte, in un armadio. Con il passare del tempo, altre responsabilità, altre priorità, nuovi compiti si accumulano nel ripiano, coprono qualcosa di fondamentale. A far riemergere quello che un tempo era eccezionale, sono eventi altrettanto eccezionali, cambiamenti capitali che richiedono la messa in discussione della vita fino a lì condotta. In fondo, il fulcro di ogni racconto non è tanto perché ci si allontana, ma come si torna indietro.

(Alice Munro, In fuga, 2004, Einaudi, pp. 312, €12,00, trad. di Susanna Basso)


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