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Studiare traduzione. La mia esperienza (e qualche consiglio)

Come laureata in Lingue e culture straniere, le mie conoscenze riguardo alla traduzione erano praticamente nulle: il mio corso di laurea triennale era molto teorico e il suo focus era la letteratura. Anche questo mi ha spinta a cercare una magistrale più pratica, che mi fornisse conoscenze più spendibili sul mercato del lavoro. La magistrale in Specialized Translation (Università di Bologna) me le ha sicuramente fornite, ma mi ha anche insegnato che non è oro tutto ciò che luccica. 


Nel 2016, ho dovuto affrontare le incertezze e le domande che ogni neolaureato si pone e ne sono uscita decidendo di specializzarmi nella traduzione. Una mia amica mi aveva parlato della SSLMIT a Forlì, tra le scuole di traduzioni e interpretazione più prestigiose d'Italia e ho deciso di tentare il test di ingresso, con successo. Sono stati i due anni molto impegnativi, in cui mi venivano richieste conoscenze e competenze molto diverse da quelle che fin lì avevo sviluppato.

Ero poco consapevole della differenza fondamentale tra traduzione letteraria e quella tecnica, ad esempio. Non avevo idea di quanto tempo avrei passato davanti al computer e quelle che erano, in concreto, le mie prospettive professionali. Oggi condivido con te le conoscenze che acquisito, nel bene e nel male.

Traduzione per l'editoria vs. traduzione tecnica

La maggior parte delle persone legge traduzioni senza rendersene conto. Razionalmente può saperlo (se hai in mano il romanzo di uno che si chiama David Foster Wallace, ad esempio, probabilmente non penserai che l'autore sia di Campobasso), ma durante la lettura raramente gli darà peso. Se è vero per la letteratura, è vero anche (anzi, soprattutto) per i testi specialistici. La stragrande maggioranza dei testi tradotti infatti sono testi tecnico-scientifici: manuali di istruzioni, brevetti, contratti, testi promozionali, ecc. ecc. Centinaia di migliaia di testi sono tradotti, e l'autore (dell'originale e della traduzione, il più delle volte) resta anonimo.

Questo fatto mi è stato reso molto chiaro sin dall'inizio, data la sproporzione di corsi dedicati alla traduzione tecnica e agli strumenti necessari per essa (vedi il prossimo paragrafo) e quelli dedicati alla traduzione letteraria. Il lato positivo è che alcune delle competenze della traduzione tecnica sono utili per la traduzione letteraria (alla resa di un romanzo incentrato sul baseball, ad esempio, potrebbe beneficiare saper costruire una mappa concettuale terminologica).

Il computer: lo userai un botto

Ho accennato agli strumenti necessari alla traduzione tecnico-scientifica; ecco, sappi che, ormai, sono esclusivamente digitali. Mi riferisco soprattutto alla traduzione assistita, che consiste nella traduzione di testi (di solito, tecnici) per mezzo di programmi appositi, che possono includere la possibilità usare database terminologici (i termbase) e memorie di traduzione (translation memories). Ho dovuto acquisire familiarità con SDL Trados, MemoQ e altri programmi gratuiti (OmegaT, che puoi scaricare qui). Idem per la traduzione audiovisiva (il sottotitolaggio), che ha programmi appositi, o per la localizzazione di siti web, app e videogiochi. 

La traduzione letteraria e la revisione non fanno eccezione: i documenti Word la fanno da padrone. Preparati a lunghe e intense sedute con il tuo PC.

Fare, fare, fare e ancora fare

Una magistrale in traduzione specialistica si incentra più sul fare che sul sapere. Certo, la SSLMIT include corsi teorici (ho seguito un corso di teoria della traduzione, di letteratura inglese e francese, di linguistica testuale), ma il grosso del lavoro è pratico

Ho ricevuto più correzioni e feedback nei due anni alla SSLMIT che in tutto il liceo, credo. La "performance" è centrale. Il carico di studio "tradizionale" è alleggerito, ma devi lavorare in modo costante ed efficiente (sotto stress).

... E dopo la laurea?

Eh, la domanda delle domande. Molti traduttori lavorano da freelancer con partita IVA e trovare lavoro come traduttore verso l'italiano in un'agenzia di traduzione italiana è, prevedibilmente, molto difficile. Resta l'opzione dell'estero, dove è possibile posizionarsi meglio. Una figura più ricercata dalle agenzie è quella del project manager, che si occupa di mediare tra agenzia e traduttori freelance, di controllare che i progetti vengano portati a termine secondo le scadenze e di gestire il budget per progetto. La conoscenza degli strumenti di traduzione assistita è, in genere, un must e, soprattutto se lavori come freelancer, le spese per la licenza del CAT tool è a carico tuo. Non sono spiccioli.

Per la traduzione letteraria, la situazione è simile: il traduttore è a partita IVA, deve saper vendere il suo lavoro alla casa editrice (con la presentazione spontanea di prove di traduzione, ad esempio). Nel caso dell'editoria, la conoscenza dei CAT tool non è necessaria, ma ho sentito storie dell'orrore per quanto riguarda il tariffario che vogliono che il traduttore accetti.

In sostanza, se sei motivato e la partita IVA non ti spaventa, studiare traduzione all'università potrebbe essere una base più che sufficiente. Personalmente, non ho nessuna delle due caratteristiche e, pur lavoricchiando da freelancer, ho intrapreso percorsi che si discostano dalla traduzione.

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