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Resoconti letterari. Di stragi, estetica e donne irrequiete

In questo periodo di disoccupazione ritrovata, ho avuto modo di intaccare la pila (digitale e fisica) di libri che ho accumulato negli anni. Il lasso di tempo vergognosamente lungo in cui i volumi sono rimasti intonsi, spiega in parte l'eterogeneità, per temi e generi, della selezione di quelli di cui mi trovo a scrivere oggi: Il naufragio. Morte nel Mediterraneo, di Alessandro Leogrande (Feltrinelli, 2011); Les Fruits d'Or, di Nathalie Sarraute (Folio, 1963. Trad. italiana I frutti d'oro, Feltrinelli, 1964) e  In fuga, di Alice Munro (trad. di Susanna Basso, Einaudi, 2014).



Il saggio. Delle stragi
Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore morto prematuramente nel 2017, rivolgeva un'attenzione particolare ai fatti della sua terra, la Puglia, allargandola poi al loro significato nel contesto della nostra provincialissima nazione.

Se Uomini e caporali era incentrato sulla tratta di schiavi del XXI secolo, rappresentata dal caporalato delle campagne pugliesi, Il naufragio si concentra su una vicenda della fine del secolo scorso, avvenuta nel tratto di mare che divide Valona, in Albania, e Otranto, Una storia di oltre due decenni fa che fa emergere mancanze attuali. Lo speronamento della motovedetta Kater i Rades da parte della corvetta Sibilla, della Marina Militare Italiana, che è costato la vita a circa 80 esseri umani (e altrettante famiglie), è l'oggetto dell'indagine del giornalista. Questa vicenda diventa, grazie al lavoro di Leogrande, un monito, anzi, nelle parole del giornalista, "una pietra di paragone" per tutti gli sbarchi e i naufragi che avvengono attualmente sull'asse meridionale, perlopiù dalle coste africane a quelle siciliane. 

Il libro è costituito da testimonianze di sopravvissuti, familiari delle vittime e legali, intervallati dal resoconto di ciò che è stato rilevato in sede processuale, dell'iter processuale stesso. I capitoli in cui l'autore dà voce alle vittime, raccontandone la storia, le aspirazioni, in breve, l'umanità, si alternano a capitoli più fattuali, in cui però non si esime dal proporre interpretazioni, chiavi di lettura, evidenziando il contesto politico e mediatico che ha alimentato la frenesia anti-albanese e  l'insufficienza della risposta italiana alla tragedia, la mancanza dell'assunzione di responsabilità delle istituzioni italiane. Leggendoli, non sono riuscita a non pensare a La persona e il sacro, di Simone Weil (Adelphi): giustizia e diritto sono due concetti molto diversi. Il diritto contiene in sé una prevaricazione, un'attitudine brutale. Il giusto, negli eventi esposti da Leogrande, è del tutto assente.

Gli appelli di certe parti politiche a "blocchi navali" continuano ancora oggi, in una sorta di assuefazione più o meno generale, che forse dipende dalla frequenza delle notizie riguardanti vittime del mare, colpevoli solo di voler raggiungere terre pacifiche (coloro che si trovavano sulla Kater i Rades fuggivano da una sanguinosa guerra civile), forse dal loro anonimato. La pubblicazione di questo libro si spiega nella volontà di Leogrande di scuotere il senso di inevitabilità di questi drammi. Di ridare loro una dimensione umana, tangibile. 
Riuscendoci.

Il romanzo. Dell'estetica
Con Les Fruits d'Or, mi sono spostata in un ambito diametralmente diverso. Nel nouveau roman, per la precisione. Una terra per me inesplorata, poco impegnata politicamente, dove bisogna andarsi a cercare la denuncia sociale con il lumino. Questo prodotto dell'ingegno umano è stata un'ottima introduzione a questa corrente letteraria francese.

Si tratta di un romanzo senza trama, incentrato sulla pubblicazione di un romanzo (intitolato Les Fleurs d'Or, attenzione attenzione), un libro di cui il lettore non sa nulla se non quello che ne dicono nei "salotti bene" francesi (le cui discussioni al riguardo costituiscono l'effettivo contenuto del romanzo della Sarraute). Non riesco a descriverlo meglio di così - credimi ci ho provato, e ora ho un mal di testa lancinante. Insomma, il romanzo Les Fleurs d'Or parla della ricezione di un romanzo dallo stesso titolo - okay, riassumerlo è più semplice di quanto l'abbia dipinto.

Non si legge per immedesimarsi nei personaggi, per essere coinvolti in una storia appassionante, ma per apprezzare un'intelligenza innegabile (che goduria, la mise en abyme!), una lingua francese ricercatissima (se solo potessi padroneggiarla un decimo di quanto lo faccia la russa Sarraute, morirei felice), uno stile invidiabile (non esagero quando affermo che la similitudine tra un congiuntivo imperfetto con un piedino delicato che scosta un ornato strascico di broccato mi ha inebriata).

Consigliato agli entusiasti dello sperimentale. I nerd, insomma.

I racconti. Delle donne irrequiete
Non devo spiegare a nessuno chi sia Alice Munro, l'autrice di In fuga. è un nome che parla da sé. Confesso però che il mio snobismo letterario mi ha impedito di leggere qualsiasi cosa scritta da lei. Boy oh boy, che torto che mi sono fatta.

Le storie di Munro sono incentrate su donne, donne inquiete, con un passato complesso, un futuro in costruzione, ambizioni professionali e relazionali. L'ambientazione nella provincia rurale canadese le definisce in parte, non le contiene.

Prendiamo Clara, la protagonista del racconto omonimo. Si è sposata da giovanissima con Clark, è ancora giovane quando il racconto inizia, in medias res. Vive in un camper, gestisce con il marito, distruttivo e iroso, un maneggio. Qualcosa però non va - non da quando la capretta da stalla alla quale si è affezionata è fuggita, non da quando Clark sembra insofferente nei suoi confronti. Si ritrova a organizzare una fuga verso Vancouver, la metropoli, insieme alla sua vicina di casa. Lascio al potenziale lettore la gioia di "spaccettare" il racconto.

Oppure possiamo parlare di Juliet, protagonista di tre racconti, un bildungsroman breve à la trilogia di Before Sunrise, ma più cupo, ben poco romantico. Una donna che ha un tesoro da coltivare (il greco antico) e che, travolta dalla vita, fa l'errore di lasciarlo. Una donna che sfida l'ideale di maternità.

Devo ancora finire tutti i racconti di In fuga, mi sono fatta trascinare dall'entusiasmo. Sono abbastanza sicura, però, che si troverà bene nello scaffale dei miei libri preferiti. 

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